Logistica internazionale: l'impatto del Covid-19 sulle spedizioni aeree e progetti di sviluppo futuri
Logistica internazionale: l'impatto del Covid-19 sulle spedizioni aeree e progetti di sviluppo futuri
Blog
17 giugno 2020 - by: Eleonora Castagna

Logistica internazionale: l'impatto del Covid-19 sulle spedizioni aeree e progetti di sviluppo futuri

Il settore delle spedizioni aeree è stato fortemente impattato dall’emergenza Covid. Jury Michelozzi, Direttore della Divisione Air & Ocean, ci descrive gli scenari attuali, differenti per import ed export, andando a comporre un quadro di questa prima ripartenza. Resta aperta la domanda in merito agli sviluppi successivi, ma i segnali di ripresa fanno ben sperare per progetti futuri.

Spedizioni aeree_impatto del covid 19
Secondo  dati IATA (International Air Transport Association), in un anno oltre 52 milioni di tonnellate di merci (il 35% in termini di valore sul totale delle merci trasportate) vengono di norma trasportate per via aerea.

Nel periodo di emergenza da Covid-19, il settore del trasporto aereo ha subito un impatto particolarmente significativo. Nel mese di aprile il calo ha toccato minimi storici, con una decrescita media globale molto importante rispetto all’anno precedente. Lockdown e chiusura delle frontiere hanno portato ad una quasi totale paralisi del traffico passeggeri, riducendo così drasticamente la stiva dei voli di linea, che rappresenta la maggioranza dell’offerta di stiva mondiale per il traffico merci. Al contempo, la domanda non si è annullata, anzi. Le tempistiche del trasporto aereo sono state determinanti per rispondere alle esigenze emergenziali: la fornitura di farmaci e materiale medico indispensabile a far fronte alla pandemia è stata distribuita grazie ad operazioni di trasporto dedicate, con voli charter ed in situazioni estreme, adattando i voli passeggeri e collocando merce nelle cabine. La normativa doganale sull’importazione di prodotto medicale legato al Covid ha subito aggiornamenti e variazioni continue, comportando difficoltà e rallentamenti in fase di sdoganamento. Lo squilibrio fra disponibilità di mezzi e richieste ha inoltre condotto rapidamente ad un aumento vertiginoso dei costi di nolo, che hanno raggiunto picchi notevoli.
 

Effetti dell’emergenza sulle importazioni aeree

Per maggiore chiarezza di analisi, è bene tuttavia andare a distinguere l’effetto Covid fra importazioni ed esportazioni. Per quanto concerne l’import, come appena accennato, nella bolla dell’emergenza ci sono stati picchi anomali di ordini per prodotti medicali, in particolare dispositivi di protezione individuale provenienti dall’Asia. Anche FERCAM è stata parte integrante nell’importare prodotti per la lotta al diffondersi dell’epidemia: il nostro team ha organizzato trasporti eccezionali dedicati con voli charter, importando dalla Cina decine di milioni fra mascherine, camici e altri articoli destinati agli ospedali italiani.

Ad oggi, a valle delle urgenze iniziali, questo grosso boom sta riducendosi a volumi marginali, anche per via della riconversione di alcune realtà locali, che hanno iniziato a produrre in Italia ed Europa mascherine e altri articoli legati alla prevenzione del contagio, nonché del parziale spostamento del focus sul trasporto marittimo per questo tipo di importazioni. Al netto delle necessità legate al Covid, un riavvio si vede, ma è ancora molto lento. Le attività produttive in area asiatica sono ripartite in anticipo rispetto al continente europeo, e tuttavia non hanno ancora raggiunto la piena produttività. I dati (comunque sempre parziali) provenienti dalla zona, indicano una ripresa del 70-75% sul totale abituale. Se includiamo tuttavia anche l’area del subcontinente indiano, questa percentuale si riduce ulteriormente.

La riapertura della produzione in particolare in Cina ha senz’altro evidenziato un aumento di volumi in export già nel mese di maggio, ma il numero di ordini più contento in Europa non consente di ristabilire livelli di esportazione canonici. In linea generale, la richiesta di materia prima mostra segnali di crescita interessante, ma non si può dire lo stesso per il prodotto finito.
 

Export: quali mercati stanno realmente ripartendo? 

A livello di export, la ripresa delle ultime settimane è ancora soltanto accennata, poiché alcune zone del mondo risultano tuttora bloccate e anche da Paesi in via di riapertura il numero di ordini risulta inferiore allo standard. In America Latina, la pandemia non è ancora nella fase di discesa, per cui i volumi in esportazione verso queste destinazioni sono ancora ai livelli minimi. Allo stesso modo persiste il rallentamento nei traffici, dedicati in particolare al comparto tessile e al settore fashion, verso Medio Oriente e Asia. 

Gli USA, mercato primario per l’Europa, stanno invece effettivamente ripartendo (pur se con lentezza), dandoci segnali positivi per l’export di alcune commodity in particolare e portandoci a confidare in un progressivo incremento delle richieste. Certo, ci sono settori che non hanno subito impatti particolarmente negativi, come l’alimentare e il farmaceutico, nei quali la domanda, per ovvie ragioni, permane costante. In molti casi però, ciò che stiamo spedendo oggi si riferisce ad ordini precedenti alla chiusura, il che si traduce per molti produttori e imprenditori nel timore che il periodo di crisi possa prolungarsi ancora per diverso tempo. Per quanto concerne poi l’esportazione di macchinari, gli effetti si vedranno con ancor più ritardo, a causa delle più lente tempistiche di realizzazione, tipiche dell'industria manifatturiera.
 

Avvisaglie positive e investimenti futuri  

Tutto considerato, la situazione sta man mano rientrando nella norma per molti aspetti. Nonostante le conseguenze della pandemia continueranno nei prossimi mesi a ripercuotersi sull’andamento degli scambi internazionali, vediamo già degli spiragli di ripresa, con avvisaglie positive che ci vengono sia dalle nostre Filiali in Italia che in Europa. La fiducia nel tessuto industriale del nostro Paese ci porta a ben sperare, in particolare quando annessa alle testimonianze di resilienza ed inventiva, tipiche dell’imprenditoria italiana. 

Confidiamo nei prossimi mesi per avere migliore visibilità sull’andamento degli ordini e sui cambiamenti nelle modalità produttive. Si prevede che anche le abitudini del consumatore finale saranno mutate, che gli acquisti di impulso e di ciò che non è necessario risulteranno sostanzialmente ridotti, almeno per un certo periodo. Dovremo quindi restare pronti, per saper reagire in fretta e oculatamente, facendo investimenti commerciali sul lungo periodo, utili ad accrescere solidamente la nostra presenza sul mercato.

Con FERCAM, forti della nostra capillarità sul territorio e della nostra competenza specialistica, saremo senz’altro vicini ai nostri Clienti in questa fase di ripartenza, continuando a proporre un servizio ad alto valore aggiunto e consulenza logistica multispecializzata.
Condividere